La Sagra del Mandorlo in Fiore
Galleria d'Arte Contemporanea
Mostre
Il Maestro Carradore

 

LA COLLEZIONE SINATRA
Paesaggi di Francesco Lojacono e altri temi della pittura siciliana
tra il 1800 e il 1900 in allievi e epigoni

Agrigento - MONASTERO S. SPIRITO
Orario: Lunedì - Venerdì - 9,00/13,00 - 15,00/18,00 - Sabato 9,00/13,00

 

Giuseppe Sinatra "scopre" la pittura di Francesco Lojacono nel 1892, in occasione della Esposizione Nazionale di Palermo cui il pittore già famoso partecipava con successo. Da allora la circostanza di conoscere personalmente il Maestro e di avviare con lui la formazione della raccolta  si  concretizzerà  nel 1905.

In quegli anni tra fine Otto e primi Novecento la famiglia Sinatra, originaria di Caltagirone, aveva già consolidato ad Agrigento la propria posizione con un'attività commerciale di tessuti e mercerie nella "piazzetta" di Via Atenea. I fratelli Francesco e Giuseppe si dedicavano alla ditta, organizzata sul modello di una moderna azienda e parallelamente ognuno di loro coltivava le proprie inclinazioni. Francesco, nominato su indicazione del Senatore Paolo Orsi, Ispettore Onorario della Soprintendenza alle Antichità, collaborava con l'archeologo Pirro Marconi e il mecenate inglese Alexander Hardcastle, alla sistemazione e valorizzazione della zona archeologica. Giuseppe, schivo e defilato dalla vita pubblica, maturò negli anni una grande sensibilità per il paesaggio e le vedute agrigentine, dedicandosi anche alla fotografia per riprendere le immagini della Valle dei Templi più suggestive.

Egli trascorreva le ore del proprio tempo libero nella casina di famiglia posta tra il Tempio della Concordia e il Tempio di Giunone. In quel luogo privilegiato traeva  ispirazione per le sue foto e anche gli spunti pittorici da suggerire al Lojacono e dopo di lui agli altri pittori, Camarda, De Francisco, De Maria, Mirabella, che ricevevano ospitalità nella casina, divenuta in breve luogo di sosta obbligato e punto di incontro nelle passeggiate archeologiche. Il sodalizio con il Lojacono, durato circa un decennio, fino alla morte del pittore nel 1915, portò il Sinatra ad acquisire numerosi dipinti del Maestro che trovavano via via sistemazione nella casina a valle e nell'abitazione paterna di Via Atenea, dove gli era agevole recarsi nelle brevi pause di lavoro, per contemplare le opere.

Presto però si rese necessario trovare nuovi locali da destinare alla pinacoteca in continuo accrescimento. In questa circostanza, negli anni Venti, i Sinatra intrapresero la costruzione della palazzina al Viale della Vittoria, tuttora esistente, di sobrio gusto liberty, in cui, oltre all'abitazione, fu previsto un intero piano, il terzo e ultimo, con splendida vista sulla Valle, per ospitare la collezione.

Successivamente, nel 1933, Giuseppe Sinatra avviava le procedure per portare a compimento il suo progetto originario, che prevedeva una destinazione pubblica per la raccolta. Una parte dei dipinti viene così ceduta al rinnovato Museo Civico e ad essa fanno seguito le  altre, fino all'ultima donazione del 1961 su iniziativa del fratello Francesco che in qualità di Ispettore ai Monumenti si era adoperato per la riapertura del Museo. L'intera collezione, assieme alle altre raccolte del Museo Civico, viene ceduta con la convenzione del 1955 allo Stato.

La raccolta Sinatra, mai prima d'ora studiata integralmente, consente di accostarsi alle opere in modo problematico, inoltrandosi negli anni fino all'ultimo dipinto eseguito dal Maestro, per scoprire un percorso artistico spesso inedito, che sembra svolgersi in parallelo a quello delle opere sin qui conosciute, custodite nelle collezioni pubbliche e private. Questo percorso rivela un Lojacono tutt'altro che insensibile al nuovo, cui era sempre aggiornato, sperimentatore non occasionale, saldamente ancorato alla tradizione, ma nello stesso tempo in grado di superarla, per poi ritornarvi con piena consapevolezza.

La mostra vuole far conoscere questo Lojacono mutevole e vario, senz'altro più complesso, organizzando gli ottantaquattro dipinti in una progressione da intendere non in senso strettamente cronologico, ma per fasi culturali poste in successione e al cui interno sono raggruppate le opere. I passaggi più importanti sono quelli legati all'influenza della scuola pittorica di Resina, seguita dall'esperienza macchiaiola e poi l'esplicito e reciproco rapporto con la fotografia, la suggestione dell'Impressionismo francese e in ultimo la sporadica e mimetica prova dell'Art Nouveau.

Questo percorso culturale si dispiega lungo le pareti laterali dello spazio espositivo, intrecciandosi con la progressione cronologica dei pochissimi dipinti di cui si conosce la data. Dalla lunga sequenza sono state estratte alcune opere che, divise in due gruppi con le etichette di "repliche" e "bozzetti", si presentano isolate al centro della sala. L'intento è quello di dare loro una maggiore preminenza, non tanto o non solo di carattere qualitativo, quanto invece documentario. Le une, le "repliche", forniscono le reinterpretazioni in chiave più emotiva e immediata di dipinti di successo, gli altri, i "bozzetti", si impongono per la loro assoluta novità e vigore insospettati.

Nella sala successiva seguono i dipinti che si andarono aggiungendo alla raccolta dopo il 1915, anno di morte di Francesco Lojacono. Il Sinatra volle continuare nel suo intento collezionistico, mantenendo fede ai valori estetici consolidatisi durante il sodalizio con il Lojacono. La selezione privilegiò quindi gli allievi del Maestro e quanti avevano posto al centro della propria ispirazione la natura ed il paesaggio siciliano.

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