Il rettore Lagalla scrive anche al Sindaco di Agrigento sulla situazione del consorzio universitario di Agrigento

In data odierna, il Rettore dell’Università degli studi di Palermo, Roberto Lagalla, ha inviato al Commissario straordinario del Cupa, alla Provincia, al Comune ed alla Camera di commercio, oltre che, per conoscenza, al professore delegato per il decentramento territoriale ed al centro di gestione dell’università presso il polo didattico di Agrigento, la lettera di seguito riportata.
Nel rispetto che, per funzione e personale costume, mostro nei confronti di chi istituzionalmente esercita livelli di autonomia nei propri ambiti di competenza, mi sono fin qui astenuto dall’intervenire in ordine alle problematiche che, nelle recenti settimane, hanno investito il Polo universitario di Agrigento e dal replicare alle considerazioni, talvolta invero singolari e censurabili nei fatti e nei dati, che, a proposito di università, sono state espresse attraverso esternazioni e prese di posizione che hanno dimostrato un allarmante debito di informazione in materia di organizzazione degli studi e di gestione del sistema universitario.
Pur desiderando restare fedele al vincolo di terzietà, non posso tacere che l’allontanamento, almeno inelegante nei tempi e nei modi, del Prof. Romano dalla carica di Commissario straordinario del CUPA ponga non trascurabili perplessità in ordine ai rapporti che si vogliono mantenere con l’Ateneo di Palermo del quale il destituito Commissario è autorevole docente, avendo peraltro egli ben meritato anche nel suo impegno agrigentino.
E’ oltremodo preoccupante osservare come la giubilazione di Romano avvenga non sulla base di giudizi sul suo operato e di parametrazioni oggettive in uso nel sistema nazionale di valutazione delle università, quanto piuttosto per ragioni politiche e “per rilanciare l’intesa tra le forze del centro-destra” nella provincia di Agrigento.
Avendo personalmente svolto ruoli istituzionali in ambito politico, so bene quanto, fin dai purtroppo dimenticati tempi di Montesquieu, ci si debba sforzare per mantenere, a garanzia delle istituzioni, la separazione dei poteri e, con essa, l’autonomia dell’università, della ricerca e della formazione.
La situazione determinatasi pone all’Università – che ho l’onore di reggere e che ha investito in Agrigento cospicue risorse umane e finanziarie (basti pensare ai 5 milioni di euro destinati all’acquisto e alla ristrutturazione dell’immobile di via Atenea) – seri e sostanziali interrogativi in merito al futuro del Polo universitario agrigentino che, come formalmente desumibile dai dati MIUR, è tra le sedi decentrate italiane più avanzate e qualificate.
I costi dell’istruzione universitaria sono altissimi ed è facile dimostrare come la contribuzione degli enti locali, per quanto apprezzabile, non sia in grado di coprire nemmeno la metà dei costi reali, soprattutto oggi che la normativa nazionale pone stringenti vincoli in termini di reclutamento del personale docente e di requisiti di qualità degli studi.
Valutato, altresì, che il “Patto per l’università”, siglato con il Governo nazionale, impone convenzioni almeno ventennali con gli enti locali, non posso tacere che questa Università sarà costretta a rivedere profondamente il proprio impegno nella sede di Agrigento, anche in considerazione che, nel dibattito sviluppatosi in questi giorni, essa è stata incomprensibilmente lasciata ai margini della discussione quando non addirittura fatta oggetto di incomprensibili quanto mistificanti attacchi verbali.
In ultimo e per l’attenzione che debbo ai giovani agrigentini e alle loro famiglie, desidero comunque confermare la disponibilità ad operare collegialmente a condizione che siano recuperate condotte di reciproco rispetto istituzionale e soprattutto il dialogo, utile e necessario, venga impostato con conoscenza compiuta dei dati oggettivi, dei risultati conseguiti e delle norme che regolano il complesso sistema universitario.
Sarà gradito un cortese cenno di riscontro.

20 febbraio 2009