Il Sindaco risponde all’Assessore regionale Michele Cimino

Il Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha risposto alla lettera che sabato scorso gli aveva inviato l’assessore regionale Michele Cimino, con la nota che di seguito riportiamo:
“Egregio Assessore,
ho riflettuto a lungo sulla Sua lettera e sulle ragioni che l’hanno indotta a scriverla, più ancora che sulle ragioni che l’hanno convinta a farmela pervenire.
Vorrei preliminarmente, per non essere meno spiritoso di Lei, rifiutare come esclusiva l’affibbiatura pirandelliana. L’essere sindaco della Città dello scrittore non mi conferisce tale prerogativa. Nell’opera del Nostro vi sono tanti e poi tanti personaggi da ritrovarvi, oltre a quelli che qualcuno include, anche quelli che vi si escludono.
Per quanto riguarda la mia biografia politica posso dire questo: non rinnego la mia originaria e derivata collocazione nel centro-destra, frutto di tradizione familiare, di scelta e di milizia giovanile e di impegno adulto.
In occasione della mia candidatura a Sindaco, cogliendo un diffuso malessere generale e incoraggiato a cerchio, ho combattuto una battaglia all’insegna di una formula capace a mio giudizio di coagulare l’elettorato, riportandolo e coinvolgendolo in una scelta che lo avrebbe, come è avvenuto, riavvicinato alla politica. La mia formula era chiara e semplice, e veniva postulata dal mio elettorato, nella sua gran maggioranza di centrodestra, e da tutta la cittadinanza.
L’assunzione mia era, e rimane, questa: il Comune, ogni comune, deve diventare il luogo dove si ri-comincia a far politica e si dà un contributo per la ri-fondazione della politica.
I risultati mi hanno dato ragione, in quanto sono stato sostenuto da moltissimi, al di sopra dei loro partiti. Questi elettori non intendevano né volevano portarmi al di fuori della politica, né volevano fare a meno delle loro idee e dei loro partiti, ma volevano che la politica contasse di più dei partiti, e quindi che i partiti si ritrovassero nella politica.
Poiché i partiti non potrebbero sussistere senza questi “tutti”, senza cioè i cittadini, va da sé che la formula “al di sopra dei partiti” non può risuonare “contro” ma a “favore” della loro ricollocazione di servizio nei confronti dei cittadini stessi. Circostanza che ad Agrigento sta lentamente e sicuramente avvenendo, e dalla quale la mia funzione non può essere storicamente e politicamente esclusa.
Eletto Sindaco mi sono trovato ad amministrare tra i partiti, e mi sono anche trovato a dovere operare una scelta politica personale imposta dal fatto che oltre che elettore passivo e votato, rimango un elettore attivo e votante, al quale non può essere negato il diritto di appartenenza, pur nella salvaguardia oggettiva della mia formula politica che semmai dà un valore aggiunto ma non trascinante alla mia scelta. Distinguo quindi tra il mio impegno politico e il mio impegno di reviviscenza amministrativa della Città, essendo un elettore di centro-destra con un’idea molto avanzata del servizio
organizzativo della politica, tanto in senso etico che morale.
La mia scelta politica, pur legittimata dal mio diritto (infatti non avevo mai pronunciato alcun voto di castità politica) ha sollevato, come si sa, malumori e proteste, perché si temeva che essa ridisegnasse la formula del mio impegno e il modello della mia amministrazione, votata a maggioranza notevole, con consensi provenienti da tutte le parti, e con voto dissociato anche da parte del forte elettorato di centro-destra.
Sono stati giorni tempestosi, fino a quando gli elettori non hanno avuto garanzia e contezza che la mia adesione politica non avrebbe inciso sulla mia amministrazione.
Questa riconferma ha comportato un irrobustimento del rapporto di fiducia nei confronti della mia azione, da parte dell’elettorato tutto.
Va da sé che è improponibile ridurre la formula in base alla quale sono stato eletto ad una mia scelta personale, redimibile, camuffabile, a richiesta, ad libitum, a disposizione.
La reazione dell’elettorato, compreso quello maggioritario di centro-destra, sarebbe virulenta, così come ci insegna l’avvisaglia precedente.
Se accettassi o avviassi modifiche di formula (e cioè modifiche di spirito, di significato, di simbolo, di messaggio, non essendo la mia una formula semplicemente tecnica) tradirei l’elettorato.
Respingo il giudizio di grottesco e tragico che si vuole attribuire ad una vicenda che ha fatto ritrovare unità e speranza agli agrigentini.
Se tragedia vivono gli agrigentini, semmai (ed è, semmai, grottesco che la politica tutta insieme non lo colga), è quella, preparata da anni e anni dietro e fuori le quinte, grazie ad andazzi sui quali è meglio sorvolare; grazie a dismisure tra le possibilità finanziarie reali e l’arrogante prosopopea della spesa; grazie alla politica degli sprechi, della finanza creativa o da prestidigitazione, agli sfrenamenti, alle reitere di spesa; grazie ancora a fattori più generali antesignani e prodromici di una grande crisi, come quella che ha colpito il nostro turismo.
Probabilmente, egregio Assessore, i cittadini agrigentini risultano a migliaia più a conoscenza di Lei, impegnato in tutt’altre responsabilità, dei fatti che hanno portato l’Amministrazione comunale sull’orlo del precipizio; conoscono circostanze, dati, notizie.
I cittadini, insomma, sanno.
Noi stiamo ancora raccogliendo i pezzi di tutto questo; li stiamo restaurando, liberando dalle remore, dalle incrostazioni, all’insegna di un’attività che si svolge su tre direttrici:
1) scongiurare il dissesto finanziario che comporterebbe licenziamenti, estinzioni di crediti, aumenti notevoli delle tasse, disdoro generalizzato, attraverso una ricostruzione e un risanamento finanziario che ha avuto momenti drammatici;
2) riprendere, nei limiti delle risorse disponibili, una politica amministrativa mirata ai diversi bisogni, senza escludere quelli strategici;
3) portare avanti un’azione per il finanziamento di nuove opere pubbliche o per opere incomplete.
Queste azioni si sviluppano su un fronte largo, hanno riscontri e verifiche quotidiani, hanno fatto avanzare intese e studi di settore.
Citiamo come giusto premio le parole pronunciate dal Presidente della Regione all’indirizzo della Città e del risanamento finanziario portato avanti dalla sua amministrazione. Se Agrigento è stata portata ad esempio in Sicilia, gradiremmo che la conoscenza di ciò non costituisse una incomprensibile riserva, anzi un evento da occultare per non inferirne le conseguenze politiche, che pure non dovrebbero misconoscersi.
Alla domanda sui miei alleati, posso rispondere che non li conosco tutti uno ad uno, ma sono a migliaia; e questi miei alleati, amici e già elettori, sono degnamente rappresentati da un ottimo Consiglio comunale che ha operato e prodotto moltissimo, in corrispondenza ai ritmi di speranza e di reviviscenza che si è dati Agrigento.
Solo grandissime novità, sempre auspicate, potrebbero mutare tale quadro di equilibri e di solidarietà elettorale estrinsecatisi tanto nell’elezione dei Consiglieri che del Sindaco secondo un principio che non esiterei a definire di doppia e dialettica garanzia. Queste grandissime novità dovrebbero segnare il passaggio da una amministrazione riparatoria, intenta al risanamento finanziario e ad un volenteroso, attivistico impegno in tutti i campi, ad un’amministrazione politica titolare e destinataria di grandi risorse per un certo, definitivo decollo di Agrigento, politicamente contrattato e universalizzato.
Queste grandi novità potrebbero essere costituite dal rilancio del turismo, dal rifinanziamento della legge per il centro storico, dai finanziamenti per una definitiva soluzione del problema idrico nelle sue varie sfaccettature (condutture esterne, interne, dissalatori o allacciamenti a fonti e invasi, rifacimento fognature), dalla giusta soluzione del problema del rigassificatore, trovando le giuste soluzioni che non chiudano le porte in faccia alla Città.
Risponderemo con i cambiamenti degli strumenti ai cambiamenti dei livelli operativi rappresentati dalle risorse. Per parte mia non ci sarà nessuna novità amministrativa prima di alcuna grande novità politica che metta la mia Città in condizione di risolvere per sempre alcuni suoi problemi: quelli strategici e principali.
Fino a quando ci sarà da. fare i conti alla giornata per scongiurare il dissesto; fino a quanto ci sarà ancora da ricostruire, recuperare e ristorare rispetto ai danni del passato, preferiremo rimanere al di sopra dei partiti per indurli a comunicarci le loro novità e a non richiedere quelle nostre, che non possono esserci. Novità che dovranno misurarsi in termini di provvidenze, di finanziamenti, di garanzie e non di mosse più o meno semplici, come nei giochi della dama o degli scacchi.
Il cambio dell’Amministrazione è un evento importante e avrà luogo al verificarsi di eventi più importanti ancora per la Città, e non prima, perché questa decisione fa parte della speranza e se fosse possibile la metterei in gioco per chiedere su questo ragionamento il consenso dei cittadini.”

16 febbraio 2009