Il Sindaco risponde sul Corriere della Sera a proposito del rigassificatore

Il Sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha scritto al Corriere della sera, in risposta all’odierno articolo di Gian Antonio stella dal titolo “Il rigassificatore e l’ipocrisia fintoecologista”, la nota che di seguito riportiamo:
Premetto che, come Sindaco di Agrigento, le mie preoccupazioni concernono le potenzialità turistiche della mia Città, il suo avvenire vocativo consacrato nel Piano strategico che ci siamo dati, e non già un puntiglio ecologistico che altri, mi auguro senza alcuna pruderie da parte di chiunque, possono legittimamente esercitare, come in effetti esercitano.
Non si può motivare pubblicisticamente l’installazione di un rigassificatore argomentando di dover coprire la prima fase della fallimentare industrializzazione empedoclina e dei guasti che ha prodotto col lascito di orribili giacimenti materiali: interramenti, cementificazioni, spettrali avanzi di cubature, etc. Nè si tratta, come dice Stella, di resti di archeologia industriale, perché è storia di ieri l’altro. Sotto il profilo scelto
da Stella anche il rigassificatore, il giorno in cui sorgesse, non sarebbe altro che un impianto di “modernariato” e cioè di antiquariato moderno: lontano com’è dall’ultima generazione tecnologica di tali impianti (v. ad esempio Ravenna). Anche l’archeologia si suddivide in classi temporali, ma sempre archeologia è!
Non ci appare seducente l’invito ad aver fiducia nel “nababbo” Enel (prendo a prestito tale nome dall’Autore) piuttosto che in altri nababbi che, lo stesso ci assicura quasi per assicurarci che non possiamo avere altro futuro, non ci sono né mai ci saranno. E’ il caso di pensare all’astrologo.
Non mi occupo di argomenti intermedi, di parole d’ordine, di proteste emotive, di catastrofismi molto simili a quello evocato sul piano economico da Stella allorquando parla di nababbi che non ci sono e ci invita a mangiare l’unica minestra possibile.
Voglio piuttosto precisare che il luogo ove dovrebbe sorgere il rigassificatore si trova ad un metro dal confine della zona archeo-paesaggistica più catafratta e protetta d’Europa, sotto l’egida dell’Unesco e di una rigorosissima legge speciale. E’ vero che il tempio della Concordia, l’unico monumento della grecità giunto a noi assolutamente integro, si trova a 4 km. (in verità a 3500 metri, ma scorriamo sulla svista). Esso tuttavia, come tutti gli altri templi che si trovano a distanza ben notevolmente inferiore, è protetto da un parco che si trova ad un metro dal luogo dove deve sorgere il rigassificatore.
Proprio lì vengono meno i vincoli, e proprio lì corriamo il rischio di creare due Stati. Lo Stato dei valori culturali indefettibili, dei vincoli severissimi, dell’assolutezza di ogni edificabilità, del rispetto cogente e rigoroso di ogni pietra e lo Stato del rigassificatore, lo Stato che non sa tutelare amministrativamente e confinariamente quei vincoli, la cui linea di confine è vibrante, paesaggisticamente unitaria.
Come la mettiamo con questi due Stati? Da una parte il più assoluto possibilismo, dall’altro il più assoluto impossibilismo. Da una parte uno Stato che ci assicura con decreto ministeriale del nessun nocumento che la costruzione del rigassificatore comporterebbe ai danni di Capo Miata o Scala dei Turchi, un promontorio di marna paesaggisticamente apprezzabile che si trova alla stessa distanza del tempio della Concordia; dall’altra parte uno Stato che nel decreto non cita lo stesso tempio e non si pone lo stesso interrogativo.
Noi crediamo che questo “ecologismo” di Stato dovrebbe venire integrato da un “ecologismo” archeologico.
Sopra il luogo del rigassificatore si erge la casa natale di Pirandello; siamo a qualche centinaio di metri. Tutt’intorno si stende il parco letterario intestato al drammaturgo. Più in là, ma non a 4 km., si stende la contrada archeologica di Montelusa, ove gli elleni realizzarono il loro primo insediamento e che è all’origine di Akragas.
La citazione dei templi, come si vede, è riduttiva e inadeguata per comprendere lo stato dei luoghi, il loro genio, la loro entità: elementi tutti che hanno richiamato un poderoso intervento legislativo concretizzatosi nella legge speciale e nella costituzione del Parco.
Quale dei due Stati ha oggi ragione? E’ questo il punto.
Noi siamo dalla parte dello Stato che ha legiferato per Agrigento. Crediamo che le scelte successive agli interventi di tutela non debbano che essere conseguentemente finalizzate allo sviluppo di un territorio che nel suo patrimonio culturale, essenzialmente a fini turistici, intende scommettere.
Infine suggerirei a coloro che hanno parlato senza conoscere siti e distanze, che successivamente li hanno conosciuti e visitati cambiando facilmente le loro idee, suggerirei a costoro che una vera conoscenza non può esercitarsi coll’apprendere o visitare ciò che si sconosceva, obliando e smarrendo nel contempo ciò che già si conosceva. Spostandosi da Agrigento a Porto Empedocle si può incorrere nella disavventura di Circe; ma ripercorrendo a ritroso l’itinerario, può ritornare la memoria e con essa la sensibilità complessiva di un giudizio onnicomprensivo.
Dal rigassificatore al giardino della Kolymbetra ci sono pochi minuti di auto. Come conciliare ciò che si lascia e ciò che ci attende?

14 febbraio 2009